Dov’è finita mamma? – eBook

9,90 

Dov’è finita mamma? è la storia di alcune grandi bugie sulla maternità, ma ancora prima di questo, è la storia di Agata. Agata è convinta di conoscere a fondo ogni frammento della sua identità, finché non diventa mamma e inizia a sentirsi spaesata, disorientata, tradita. Inizia a chiedersi perché la maternità vero nessuno gliel’avesse mai raccontata, e mentre se lo chiede inizia ad evitare tutti gli specchi, costanti promemoria dei contorni di una persona che non riesce a riconoscere più. Agata passa le giornate così, nel tentativo di mantenersi tutta intera. Ma un giorno i contorni che la tengono insieme si rompono, e Agata cade a pezzi. Ma non si dà per vinta. Una fredda mattina d’inverno decide di indossare il suo cappotto color malva e esce fuori nel mondo, con la precisa intenzione di ritrovare tutti i tasselli della sua identità.

 

Pagine: 100 pagine.

Illustrazioni: a colori.

Formato: A4 (perfetto se hai voglia di stamparlo in casa)

Estensione: .pdf

 

Il link per scaricare il racconto arriverà contestualmente all‘e-mail di conferma dell’ordine che attesta il pagamento effettuato.

Descrizione

“Ad Agata avevano detto tante bugie. La più grande di tutte aveva la finta dolcezza di certi sciroppi per la tosse, e diceva più o meno così: non hai motivo di aver paura, essere mamma è questione d’istinto, saprai come si fa. Ma lei questo istinto non se lo trovava dentro. Più lo cercava, più non lo trovava. Che forma doveva avere? Nessuno glielo aveva mai detto. Più non lo trovava, più sentiva addosso il peso dello sguardo delle persone, che se avesse potuto parlare avrebbe detto cattiva, cattiva, cattiva. Però ad Agata quello sguardo bruciava troppo sulla pelle, quindi rinunciò a tutto. All’istinto, alla ricerca, alle promesse. Prese in prestito i vestiti della Brava Mamma e se li infilò con forza. Le stavano strettissimi, a volte le sembrava di soffocare. Ma meglio il respiro corto che la pelle che brucia, pensava. Fu così che iniziò a rompere gli specchi: loro non potevano non raccontargliela, la verità. Una verità che finì ben presto per dimenticare. E allo stesso modo anche Agata aveva dimenticato la sua vera immagine, e quando la incontrava in un riflesso nemmeno la riconosceva più. L’unica cosa che riusciva a fare era mantenersi a galla. In un oceano aperto in cui gli appigli non erano le magnifiche navi che le avevano raccontano, ma un salvagente mezzo sgonfio che la faceva annaspare.”

Questa non è una storia semplice da leggere, ma è la storia di un viaggio autentico, di una vulnerabilità condivisa, di una riconciliazione doverosa tra il mondo di prima e tutto ciò che verrà dopo. La storia di una maternità vera, quella che tutte avremmo voluto leggere. O ascoltare.

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